Cinema: arte, intrattenimento o snack?

Ho proprio voglia di vedere un bel film! Vediamo…” Ultimamente è difficile soddisfare questo desiderio. Il crescente fastidio nello scorrere l’elenco dei film in programmazione, le furtive e disilluse occhiate alle recensioni sparse tra la carta e il web: troppe commedie da quattro soldi che non fanno ridere, fragorosi kolossal tecnologici zeppi di effetti speciali che inghiottiscono tutto. Quante volte sono andato a dormire convinto di aver sprecato tempo… 

Il mercato, l’offerta, la narrazione contemporanea, tutto è cambiato. L’arte cinematografica al servizio della cultura, del progresso e del divertimento è diventata una merce rara. Le nuove modalità produttive in tutto il mondo concentrano gli investimenti su pochi grandi titoli che la comunicazione promuove molto prima dell’uscita, attraverso il continuo rilascio di nuovi dettagli. Proliferano quindi titoli ad altissimo budget sempre più indulgenti verso il pubblico giovane, moltiplicando soprattutto i cartoni animati.

I cinema cittadini hanno chiuso, i multisala hanno aperto in periferia molti più schermi di quelli che sono stati spenti, continuando a cavalcare il cambio di pubblico. Di conseguenza le case di produzione dedite al cinema più sofisticato arrancano anche sotto il peso della crisi economica globale. È in gioco la possibilità stessa del cinema di restare un’arte e non diventare una sezione, minore, del grande circo dell’intrattenimento con i film ridotti unicamente a prodotti da distribuire come fossero detersivi o snack.

La magia del cinema che “salva la vita” non si rinnova più, se non per merito di nobili e testardi autori come Ettore Scola, regista di tanti capolavori e del brillante cortometraggio ’43 – ’97. Una favola, certo, perché il cinema è fabbrica di sogni, avventure, passioni, amore, paura, divertimento ma anche espressione sociale e culturale e, soprattutto, forma d’arte. Anzi, la Settima Arte che integra tutte le altre, secondo il Manifesto delle Sette Arti scritto nel 1921 dal primo critico cinematografico e teorico del cinema, l’intellettuale italiano Ricciotto Canudo.

Nel cinema, come del resto anche nella musica moderna (pop e rock), è quasi completamente scomparso l’impegno sociale e politico, forse incanalato in altri mezzi di comunicazione di massa che non riesco a comprendere. Le megaproduzioni non intercettano più lo spirito del tempo. L’arte cinematografica non si confronta quasi più con il lato duro della realtà, è diventata un media secondario. È una scoria del secolo scorso, una specie di fotografia ingiallita di Nonna Speranza che rimanda a un passato nostalgico.

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