Io e la mia Reflex analogica

Dark_room

Ho da poco inserito in questo blog una nuova pagina destinata a raccogliere le i miei scatti fotografici più significativi. Sono scansioni fatte da diapositive. Un mondo intero di fotogrammi che sto selezionando e che regalano sempre emozioni particolarissime: meraviglia, stupore, calore, complicità. Flash back di una vita che non torna mai uguale.

Fotografare è sempre stato per me un hobby, al quale mi sono dedicato con impegno costante e con il desiderio di conseguire risultati sempre più soddisfacenti. Un interesse magari un po’ sopito in alcuni momenti, ma non dimenticato. 

Il mio percorso fotografico è cominciato da adolescente con una compatta Kodak Retinette. Da oltre trent’anni utilizzo principalmente una Canon A1 analogica. In seguito si è aggiunta una Canon T70 (anch’essa analogica ma motorizzata), acquistata principalmente per inseguire e catturare mio figlio che ha smesso di correre quando è andato alle medie…

Attrezzature un po’ antiquate, dirà qualcuno, ma fascinose e romantiche. So di toccare un argomento che ha scatenato molte discussioni nel campo della fotografia: ma in quanto fotografo amatoriale preferisco ancora oggi utilizzare una fotocamera a pellicola.

A tutti quelli che si sono stancati di fotocamere digitali, smartphone e tablet, consiglierei di recitare la Preghiera del fotografo analogico: è poetica pura.

Non sono un giurassico: utilizzo PC da venticinque anni, l’elettronica ha pervaso la mia esistenza come quella di molti e riconosco che con l’avvento del digitale abbiamo conseguito non pochi benefici. La fotocamera digitale è trendy, versatile, immediata: assenza di rullino, anteprima degli scatti, possibilità di eliminare o manipolare subito le immagini, integrazione con Internet e computer, capacità di memorizzare moltissime immagini rendono la fotocamera digitale al passo con i tempi.

Nell’epoca del tutto e prima di ieri, del risparmio di tempo e della globalizzazione, appare ovvio il primato della tecnologia digitale. Oltretutto la fotografia digitale ha reso più accessibile questa forma d’arte, ha consentito a moltissimi di raggiungere risultati pregevoli con poca o nessuna preparazione tecnica

In tutto questo abbiamo smarrito però la magia di alcuni momenti: la devozione con cui si procedeva alla scelta e al caricamento della pellicola, la capacità di visualizzare mentalmente il nostro scatto con i parametri impostati, la gioia di veder apparire in camera oscura il fascino senza tempo del bianco e nero.

In passato si contavano gli scatti, bisognava avere una percezione nel momento del click. Oggi scattiamo con meno intenzione, senza quasi riflettere. Siamo in grado di generare migliaia di fotografie facendo meno attenzione in fase di scatto, tanto possiamo prima scartare oppure elaborare in un secondo tempo, se necessario.

Non è certamente una colpa usufruire di una tecnologia, ma quanto abbiamo veramente  ceduto in termini di cultura e arte fotografica?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *