Locke, Voltaire e il dilemma del porcospino

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Woody Allen

Leggere fa bene. Ci aiuta a comprendere meglio il mondo, i suoi drammatici travagli, ma anche noi stessi e i nostri sentimenti. Leggiamo i classici perché sono le basi della nostra crescita e rivestono un ruolo importante nella vita di tutti. I best seller riempiono spesso i nostri momenti liberi, ma raramente sono essenziali. E poi ci sono i libri della vita, gli autori preferiti che configurano il nostro universo, al pari degli antichi talismani.

Le polemiche tra gli esponenti politici di Cinisello Balsamo e il predicatore Usama El Santawi (presidente della locale comunità islamica) e le tragedie che continuano a sconvolgere il Medio Oriente mi hanno fatto riscoprire alcuni testi fondamentali sul tema della tolleranza e dell’inclusione: tappe centrali nel cammino dell’Occidente per eliminare discriminazioni di ogni tipo.

Nella Lettera sulla tolleranza, un saggio scritto in Olanda nel 1685, il medico e filosofo britannico John Locke afferma che la tolleranza è una grande virtù che tutti dovrebbero possedere. Le persone diverse da noi, per estrazione sociale e culturale, per opinioni politiche e fede religiose, per nazionalità e razza, sono uguali a noi, nei loro bisogni, nelle loro insicurezze e nei loro progetti di vita. Se, molte volte, abbiamo comportamenti intolleranti, anche involontariamente è perché spesso pensiamo che qualcuno possa mettere a rischio i nostri valori e i nostri affetti. Una soluzione per tutto forse non esiste, ma la tolleranza rimane comunque un valore da difendere, un valore prezioso secondo il quale bisogna avere rispetto dei punti di vista diversi dai nostri, concedendo ad ognuno la libertà di pensiero e contribuendo in questo modo al progresso della società.

Con il Trattato sulla tolleranza (1763) Voltaire risponde al “grido del sangue innocente”: l’ingiusta condanna a morte di un protestante, decisa dai giudici di Tolosa sotto lo stimolo di un cieco fanatismo religioso. Un fatto di cronaca e un episodio di intolleranza che sono per il filosofo parigino il punto di partenza per la serrata affermazione della necessità di bandire ogni tentazione di sopraffazione fra gli uomini, per riaffermare una civiltà fondata sul rispetto delle scelte, delle posizioni, dei diritti degli altri. In una parola, sul rispetto della diversità. A distanza di oltre due secoli questo manifesto per la libertà e la tolleranza religiosa secondo gli ideali illuministi resta un’opera sempre attuale capace di riportarci alle radici stesse della modernità.

Sono letture che consiglio a quanti vogliono scoprire e valorizzare la preziosa strada dell’inclusione, del riconoscimento della ricchezza portata dall’accoglienza delle diversità. Quando il mondo sembra cadere a pezzi, quando la crisi economica morde, la tentazione dell’isolamento è forte ma deleteria. Come i porcospini di Schopenhauer

«Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l’uno verso l’altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro. La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere.

A colui che non mantiene quella distanza, si dice in Inghilterra: keep your distance! − Con essa il bisogno del calore reciproco è soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. − Colui, però, che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla società, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli.»

La parabola è molto istruttiva: spesso non riusciamo a trovare la giusta misura per convivere con alcune persone, accettandoli e facendosi accettare, nonostante idee, abitudini, stili di vita, dottrine, culture diverse. Impareremo dai porcospini a non ferirci con i nostri aculei? La migliore relazione non è quando le persone sono perfette, ma quando uno impara a convivere con gli aculei degli altri…

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