“Luz, luz, más luz”

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Vado spesso controcorrente e questo a volte mi rende antipatico, arrogante o peggio… Non sempre ho l’energia necessaria, è faticoso, ma i Salesiani mi hanno insegnato a pensare con la mia testa, anche a costo di diventare ateo. Voglio agire senza lasciarmi condizionare da mode e opportunismi, giudicare con equità e non accodarmi al gregge, dire le cose come stanno e non addolcire la pillola. 

Giuseppe Prezzolini, uno degli uomini di cultura italiani più importanti del ‘900, inventò la “Congregazione degli ápoti” (ápotos, in greco, significa “colui che non beve”) per delineare il profilo di “coloro che non se la bevono” e nel mio piccolo sento di esserne un’affiliato.

In risposta agli attentati avvenuti la settimana scorsa a Parigi, ho trovato tremendamente inutili le manifestazioni contro il terrorismo svoltesi in numerose città, compresa la fiaccolata di martedì sera in piazza Gramsci. Non intendo sminuire la drammaticità dei fatti: li condanno decisamente e profondo è il mio cordoglio per l’uccisione di inermi cittadini e di poliziotti francesi. Capisco la solidarietà e la condivisione del dramma. Comprendo che per qualcuno sia l’unico modo per “fare qualcosa”: ma, oggettivamente, queste manifestazioni dovrebbero soprattutto aiutare a capire cui prodest.

Chi trae giovamento da tutto questi attentati? Non i vertici del terrorismo islamico: sono ben consci di non poter convertire l’Occidente, di non poter issare la bandiera nera dell’ISIS sul Vaticano e di essere destinati alla sconfitta. Se fossi un fondamentalista islamico razionale e non un fanatico strumentalizzato, mi guarderei bene dal massacrare cittadini inermi per vendicare il profeta: perché Maometto non deve essere vendicato e perché alimenterei l’odio contro l’Islam che pervade ormai buona parte del mondo occidentale. Il fanatismo religioso esiste nel mondo arabo, non c’è dubbio, ma per arrivare a organizzare stragi su larga scala e costituire un esercito di decine di migliaia di uomini tra Siria ed Iraq qualcuno deve aver soffiato molto sulle fiamme dell’integralismo.

Il Presidente francese Hollande e molti altri leader politici hanno manifestato in corteo a Parigi. Ma non hanno fatto nulla che possa servire veramente a contrastare il terrorismo, anche perché loro sanno meglio di noi quale sia la matrice reale di questo “terrorismo” che miete molte più vittime in Nigeria, Siria, Iraq che in Occidente. Solo ora hanno voluto dare l’impressione che “l’Europa è unita nel combattere il terrorismo“, perché questo è il messaggio che in questo momento fa comodo a tutti loro. Con questa parola d’ordine si certa di incantare l’opinione pubblica, di darla a bere: così fan tutti, così dicono tutti…

Generiche parole contro il terrorismo e le guerre in difesa della libertà di stampa non spaventano i terroristi e non aiutano a comprendere chi ha effettivamente interesse ad alimentare un clima di contrapposizione di civiltà, di razza, di religione, chi orchestra gli eventi, mistificando la realtà, con un obiettivo preciso: impadronirsi delle risorse energetiche mondiali con la scusa di combattere il nemico e portare la democrazia nei Paesi dove non c’è. Che per pura combinazione sono anche produttori di petrolio.

Gli Usa sono maestri nel sostenere dittature sanguinarie e creare pretesti per giustificare guerre: ricordate le ancora introvabili armi di distruzione di massa, che hanno dato il via alla guerra in Iraq? Non sarà che anche questa volta ci stanno provando per mettere le mani sulle riserve petrolifere mediorientali, grazie ad una guerra che contrapponga l’Occidente buono e democratico, all’Islam cattivo ed estremista?

Ma evidentemente il principio del cui prodest, per i media principali che trasmettono le notizie in tutto il mondo, non ha più alcun valore. Contano soltanto i fatti visibili, conta l’apparenza, conta il fatto che due assassini abbiano urlato “Abbiamo vendicato il profeta Maometto… Abbiamo ucciso Charlie Hebdo!” per arrivare alla conclusione, non contestabile, che siamo di fronte ad un’ennesima minaccia del “terrorismo islamico”.

Certo gli assassini di Parigi hanno reso facile questo compito “dimenticando” una carta d’identità nell’auto. Oltretutto erano molto ben conosciuti dalle autorità francesi ma hanno potuto muoversi in piena libertà. Troppa libertà per non pensare che agissero manovrati da qualcuno che doveva controllarli. Il nemico doveva essere immediatamente riconoscibile e così è stato. Naturalmente l’informazione verrà dosata con cura e sapienza per tenere alta l’attenzione e vivo lo sdegno: spunteranno regolarmente nuovi video e nuove prove, replicando un meccanismo ben collaudato dopo gli attentati dell’11 settembre 2001.

In piazza Gramsci la luce delle fiaccole, da sempre simbolo molto positivo nell’inconscio collettivo, non è servita a illuminare le menti.


Luz, luz, más luz sono le misteriose parole incise su un anello di smeraldo al centro di un avvincente romanzo storico di Augustin B. Palatchi, ambientato nella Firenze del Rinascimento: Il patto dei penitenti grigi. "Luce, luce, più luce" è un'invocazione rivolta a coloro che vogliono intraprendere il cammino verso la verità.

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