Molto rumore per nulla

La doppia farsa del Referendum lombardo

Alla fine non succederà nulla. Lo strombazzatissimo Referendum per l’autonomia della Lombardia del 22 ottobre si dissolverà, senza lasciare traccia di sé. Il Presidente Roberto Maroni ha messo in scena una doppia farsa a beneficio delle proprie ambizioni alle elezioni regionali del prossimo anno: per questo ha indetto un nebuloso e costoso referendum  e, per farci capire quanto il nostro voto sia importante, ha organizzato un cerimoniale inutilmente propagandistico e ipertecnologico.

In occasione del voto del 22 ottobre, la Regione Lombardia sperimenterà per la prima volta un sistema di voto elettronico: per questo sono stati acquistati 24mila tablet con relativo software da utilizzare nei circa 8mila seggi lombardi. Quindi niente più matite e schede cartacee. 

Sarà la piattaforma digitale della società SmartMatic (azienda leader nel settore del voto digitale) a registrare le preferenze dei votanti ai seggi e a fornire i risultati al termine delle votazioni. Un sistema di sicurezza dovrebbe garantire l’anonimato in modo che non sia possibile mettere in relazione il singolo elettore con il suo voto.

Ma, in sostanza, il voto è amministrato da un’impresa privata (che ha vinto una ricca gara d’appalto della Regione Lombardia) attraverso codici proprietari e segreti perché protetti dalle leggi sul copyright e non c’è nessun riscontro che il voto dell’elettore corrisponda a quello conteggiato dalla macchina. Dietro la scusa della proprietà intellettuale, viene materialmente impedito il controllo del meccanismo.

Solo per un certo numero di seggi-campione (il 5% degli aventi diritto), il regolamento regionale del referendum prevede che il tablet elettorale proceda anche alla stampa di una marca di controprova, depositata in un’urna collegata direttamente alla stampante. 

Il cuore del problema è la sicurezza informatica del procedimento sia per quanto riguarda il software sia per quanto riguarda l’hardware utilizzati. 

Quel che accade nell’apparato di voto dovrebbe sempre essere verificabile adottando un sistema basato su software open source che preveda la stampa di ogni singolo voto, al fine di rendere effettivo il controllo anche da parte di un elettore qualsiasi, privo di conoscenze tecniche. 

Controllo impossibile con software e hardware privati, anche se certificati da una fonte autorevole.

Per questo in molti Paesi europei (Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Francia, Norvegia, Irlanda) il voto elettronico è stato sperimentato e abbandonato a causa del suo basso livello di affidabilità. Il voto tradizionale con schede cartacee rimane ancora un sistema affidabile, anche  se non è esente da difetti, manipolazioni e brogli.

I governanti lombardi, sull’onda di una sorta di tardo entusiasmo per la modernizzazione, hanno deciso di ignorare queste esperienze e di buttarsi in una sconsiderata avventura informatica con precisi scopi elettorali.

Siamo abituati a pensare che le dittature nascono per mezzo della violenza, ma il potere può anche essere preso e conservato usando frodi elettorali informatiche. Se tali frodi dovessero passare inosservate, i risultati elettorali non sarebbero più basati sui nostri voti. Noi, la gente, potremmo continuare a votare senza sapere di aver perso la democrazia. Il voto elettronico non è un problema meramente tecnico, ma un problema sociale e democratico.

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