Un perfetto luogo d’incontro tra due culture

Moschea-Roma
Un saggio, guardando da lontano, grida: “vedo una belva avvicinarsi!”. 

Poco dopo, osservando la medesima figura, esclama: “vedo un uomo venirmi incontro!”.
Infine, quando l’altro gli è ormai accanto afferma: “c’è un fratello con me alla mia mensa!”
(Apologo orientale)

La finalità educativa morale e civile di questo breve racconto mi sembra evidente: il saggio riconosce il fratello quando lo guarda da vicino, accorciando quella distanza che ostacolava una visione completa della realtà. L’integrazione fra culture è una soluzione inevitabile per una convivenza che sia pacifica, rispettosa e arricchente. Molteplici e diversi riferimenti sociali, culturali e religiosi non devono ostacolare una dinamica sociale tra sistemi aperti, disponibili a creare uguali opportunità e mantenere la propria cultura d’origine interagendo con delle altre. 

Dopo il Cristianesimo, l’Islam è la seconda religione nel nostro Paese, principalmente a seguito dell’immigrazione da paesi a maggioranza musulmana. Il numero di fedeli musulmani che vivono in Italia è stimato in oltre un milione e cinquecentomila (cifra destinata a raddoppiare entro il 2030) e sono circa 800 i luoghi di preghiera: di questi spazi solo otto sono moschee ufficiali, prima fra tutte la grande moschea di Roma. Gli altri sono siti di fortuna spesso abusivi, non adeguati ai criteri di sicurezza, come garage, capannoni, palestre o appartamenti. La nostra Costituzione prevede esplicitamente la libertà di culto (articoli 8 e 19) ed è quindi un principio costituzionale affermato e da fare rispettare che altri culti religiosi possano avere sedi in cui esercitare in pubblico il proprio culto, che siano chiese ortodosse, chiese valdesi o moschee musulmane.

La creazione di un luogo di culto ad hoc per i fedeli musulmani è stata spesso al centro di confronti molto aspri nel nostro Paese. Anche a Cinisello Balsamo i problemi non mancano, dopo il botta e risposta tra Lega Nord, Sindaco Trezzi e comunità islamica in merito alla presenza di una moschea illegale in un capannone di Via Frisia.

Un esempio di integrazione e scambio potrebbe verificarsi proprio nel centro della nostra Città. Perché non coinvolgere anche la comunità islamica cinisellese nella dialettica in corso sul futuro del cinema teatro Marconi? Chiaramente non per trovare spazio ad una moschea vera e propria in questa struttura, ma all’interno di un rinnovato polo culturale polivalente potrebbe avere sede un’associazione culturale italo-araba che promuova l’integrazione della comunità musulmana nella nostra società, ne incoraggi la partecipazione nelle attività sociali, economiche, artistiche e culturali, promuova una migliore comprensione attraverso la diffusione e lo scambio di informazioni su cultura e civiltà italiane ed arabe, cercando di ottenere il meglio da entrambe.

Il destino di questa struttura pubblica è legato all’interesse che cittadini e associazioni del territorio stanno dimostrando ogni giorno di più. Ma stiamo sempre parlando di cittadini e realtà “occidentali”. Ormai viviamo in una società multiculturale che deve esprimere la volontà di integrare, cioè disponibilità a modificare il proprio pensiero. Liberi da pregiudizi che non ci fanno guardare la vera realtà, perché non costruire insieme al mondo arabo-islamico una nuova struttura culturale a Cinisello Balsamo?

Ecco quindi che il caso di Cinisello Balsamo acquisterebbe una indubbia significatività e favorirebbe la soluzione del problema moschea nella nostra Città. L’importante è che si proceda in fretta, anche in vista dell’Expo. Sarebbe indecoroso di fronte alle decine di migliaia di visitatori musulmani che si prevede arriveranno, dover rispondere che no, purtroppo, un degno luogo di preghiera per loro non è stato previsto, come a Milano.

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