Una rondine sul tetto d’Europa

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Domani si apre il semestre di Presidenza Italiana del Consiglio dell’Unione Europea. Non avveniva dal 2003 e la prossima volta accadrà dopo il 2020. La Presidenza del Consiglio dell’Unione europea è esercitata a turno dal governo di uno dei 28 Stati membri, per una durata di sei mesi: al nostro Paese spetterà quindi la responsabilità di coordinare il funzionamento del Consiglio Ue nelle sue varie formazioni e di proporre gli argomenti all’ordine del giorno.

Dopo le linee programmatiche illustrate nei giorni scorsi a Camera e Senato dal nostro presidente del Consiglio, ho cercato invano nel sito ufficiale maggiori informazioni su questo importante impegno. Ho trovato simpatico il breve messaggio di Matteo Renzi e azzeccata la scelta del logo della presidenza di turno, accanto a quello dell’istituzione comunitaria: una rondine stilizzata, così ricca di simbologie positive. Poco e niente di più. A poche ore dall’inizio del semestre italiano di presidenza europea, solo la promessa di fornire on line notizie, aggiornamenti e il calendario del semestre. Nel pomeriggio di mercoledì 2 luglio il nostro presidente del Consiglio presenterà al Parlamento europeo riunito in sessione plenaria a Strasburgo il programma del semestre di presidenza italiano (nemmeno questo evento era citato). Forse, dopo questo intervento, troveremo nel sito istituzionale segnali di dinamicità e comunicazione che sono più consoni alla fama di Matteo Renzi. L’inizio è sicuramente insufficiente.

Ho sempre affrontato la dialettica di Matteo Renzi con un misto di incredulità e perplessità. Il piglio decisamente innovativo affascina e cattura: il segretario del PD e presidente del Consiglio dei Ministri è decisamente un gran comunicatore, ma la deriva “venditore di fustini di detersivo” è dietro l’angolo (l’epiteto non è mio: fu coniato da Umberto Bossi nel 1994 e riguardava Silvio Berlusconi). Non si riforma lo Stato e l’economia, non si cambia la burocrazia italiana con belle intenzioni e leggi giuste ma inattuate. Mettere in pratica riforme strutturali più che deciderle: questo si aspetta l’Europa, ma soprattutto il popolo italiano che ha riversato la sua fiducia sul Pd alle ultime elezioni europee. È certamente presto per giudicare i proclami e gli intenti: per ora la realtà è che le riforme devono ancora essere approvate e i segnali di ripresa economica non ci sono.

Come ha detto e ridetto più volte, il nostro Premier ci ha messo la faccia e, malgrado toni trionfalistici fuori luogo, sembra viaggiare con il vento in poppa. Attrae consensi. Non ultimo quello del nostro sindaco Siria Trezzi, che ha lasciato Sel con queste motivazioni: “Ho deciso di aderire al Pd che esprime un progetto politico sicuramente più innovativo e raccoglie diverse visioni e contributi, nell’ambito di uno schieramento progressista, riformatore e di sinistra”. Non è difficile collegare questa scelta e il processo di sfaldamento di Sel con l’avvento del “renzismo”: una fase nuova dell’Italia che ha costretto la sinistra a misurarsi con un linguaggio nuovo e con prospettive inedite. Giunti a questo punto, non ci resta che augurarci che inizi una nuova fase per la nostra Città e che su temi come lavoro, cultura, solidarietà, salute il nostro sindaco risponda con un rinnovato impegno politico e sociale.

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