Salviamo il cinema dipinto

La più bella definizione l’ha coniata Fellini: “I manifesti cinematografici” sono come le canzonette: ti riportano a certi momenti della tua vita, impedendoti di perderli. Ti riportano non tanto e soltanto al film, quanto alle loro stagioni, al clima e al sapore di un’epoca“. 

Varcare la soglia di Fermo Immagine, il Museo del manifesto cinematografico di Milano, significa compiere un un tuffo nella magia della pittura cinematografica in voga fino alla metà degli anni settanta: scenari di guerra, panorami western, immagini horror, ritratti di donne. Le locandine esposte (circa 1.000, oltre alle 11.000 che costituiscono l’archivio) ripropongono le scene o i volti più significativi delle pellicole più famose. I manifesti ricoprono tutte le pareti dell’area espositiva e sono spesso alternati con altri della raccolta, secondo l’attualità e le tendenze del momento. Oltre ai poster è presente una biblioteca dedicata al cinema (quattromila solo le riviste, a partire dal 1916). C’è poi un bar dedicato al cantante Adriano Celentano, tappezzato con le locandine delle tantissime pellicole in cui ha recitato il “Molleggiato”: una scelta non casuale, dato che proprio l’artista ha reso celebre la via Gluck, in cui ha sede il museo, in una delle sue canzoni. Un grande schermo per la proiezione è allestito in una delle due sale espositive.

Nata come raccolta privata curata con precisione, attenzione e meticolosità dal fotografo Giampietro Lessio e inaugurata nell’aprile del 2013 come esposizione pubblica ospitata nell’atelier fotografico di Lessio in Via Gluck 45 a Milano, la sopravvivenza del Museo è seriamente a rischio.

Il 5 febbraio ci sarà l’ultimo evento dedicato al cinema horror con il regista Ruggero Deodato, poi il Museo chiuderà. Il locale dovrà essere liberato entro la fine del mese. Così ha deciso la proprietà, a cui i fondatori del museo nel 2015 hanno venduto l’immobile per via dei costi di gestione troppo elevati. Pagare l’affitto non ha risolto i problemi e nel dicembre scorso la nuova proprietà decide di trasformare la destinazione dell’edificio. Una petizione, lanciata su Change.org dalle associazioni del quartiere, ora chiede alle istituzioni di salvare questo patrimonio culturale.

A sensibilizzare l’amministrazione cittadina ci avevanp pensato anche i fondatori del museo. Nella campagna elettorale del 2016, entrambi i candidati sindaci Giuseppe Sala e Stefano Parisi hanno affermato che si sarebbero spesi per salvare un’un’eccellenza per Milano e non solo. Poi ci sono state le elezioni e nessuno si è più interessato.

Secondo l’attuale Assessore alla Cultura di Milano Filippo Del Corno “si tratta di un museo privato, per questo non possiamo ricollocarlo in uno spazio pubblico senza un bando. Ma aiuteremo il museo a trovare una collocazione alternativa”.

Tra le possibili soluzioni si è parlato anche di uno spazio in via Sammartini, a poche centinaia di metri dalla sede attuale. Ma lo stabile, che ora è in carico alle Politiche sociali, è rimasto a lungo non utilizzato in maniera continuativa e versa in condizioni di degrado.

Intanto il Municipio2 si sta muovendo per “trovare una soluzione temporanea”, spiega il presidente Samuele Piscina. “Una volta individuato lo spazio adeguato, faremo un bando a cui Fermo Immagine potrà partecipare”. Questa però, secondo Piscina, “non può che essere una soluzione provvisoria. Dovrebbe essere il Comune, che dispone di spazi più grandi, a farsi carico di trovare una nuova casa al museo”.

Un  quello del Museo del manifesto cinematografico. Forse continuerà esistere come entità museale, ma senza uno spazio, almeno per il momento.

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