Un somaro tra le note

Pianoforte4maniIl concerto “Danza e Folclore” del Garbage Piano-Duet (non fatevi ingannare dal nome!) mi ha permesso di scoprire il mondo del pianoforte suonato a quattro mani: un vero e proprio genere degno di attenzione perché riesce ad esprimere un’ampiezza che definirei quasi “orchestrale”. L’esecuzione di brani in cui il ballo da sala era il filo conduttore, affidata alla sensibilità e agli straordinari mezzi tecnici di Paola Sammaritano e Maria Teresa Mendicini, è stata eccellente anche nell’approccio divulgativo: sapiente, piacevole e accattivante. Un divertente percorso musicale che ha svelato come le più svariate espressioni popolari abbiano contaminato la musica colta di compositori e compositrici la cui fama è passata alla storia. 

Adoro la musica ma allo stesso tempo dell’arte delle Muse ignoro tutto. La mia ignoranza non mi consente di leggere uno spartito o una partitura (prima dovrei capirne bene la differenza…) e mi sfuggono sicuramente molti dettagli che scaturiscono dalla finezza esecutiva. Mozart diceva che la musica è tra le note e non nelle note: anche chi non se ne intende (un somaro musicalmente parlando…) può quindi apprezzare e giudicare una sinfonia o un concerto.

Mi trovo in questa situazione perché a scuola non ho ricevuto un adeguato insegnamento musicale, in tutto il ciclo di studi non ho potuto comprenderne le potenzialità. Nel nostro sistema scolastico, Musica è una materia trattata distrattamente: un’ora di alleggerimento in cui può capitare che ti facciano soffiare dentro un “piffero” senza apprendere i fondamenti di base. A me è successo così alle scuole medie inferiori: sono passati un bel po’ di anni ma la situazione non è migliorata. Con l’ultima riforma dell’istruzione secondaria in Italia (che ha istituito i licei musicali) si è persa l’occasione per dare un segnale di attenzione nei confronti della musica, che rimane la Cenerentola delle didattiche. Al di fuori del liceo musicale, l’insegnamento della musica non è previsto in alcuno degli altri licei, se non come materia a scelta dello studente, genericamente definita “Musica” a causa dei vaghi contenuti formativi.

Da qui nasce il mio “ignorante” disagio. Viviamo in Italia: qui per secoli la musica è stata protagonista indiscussa e ora sembra emarginata, riservata a pochi appassionati invece di essere materia di insegnamento in tutta la scuola dell’obbligo.

Sono in tanti a pensare che la musica sia materia ardua, troppo complessa per essere insegnata a tutti; che i ragazzi, se non c’è la passione, possano annoiarsi e pensare ad altro. Come se studiare l’aoristo greco o il principio di indeterminazione di Heisenberg fosse invece entusiasmante… Musica dovrebbe essere una delle principali materie di studio in tutti gli indirizzi scolastici, per non relegare una sontuosa tradizione nella memoria di pochi adepti.

Con lo studio di diesis e bemolle si può anche incuriosire un giovane. Come può esistere una differenza tra un direttore e l’altro se le note sono uguali per tutti, se sono uguali gli strumenti da cui escono i suoni? Muti o Von Karajan, Pollini o Benedetti Michelangeli: chi interpreta meglio Beethoven? Gli insegnanti potrebbero far sentire ai ragazzi esecuzioni diverse di uno stesso brano e premiare chi sa distinguere i direttori d’orchestra o gli esecutori.

Qualche anno di insegnamento e investimento nella scuola dell’obbligo e si potrebbe compiere il miracolo: diffondere la cultura musicale per riempire le sale di teatri e conservatori e incentivare anche l’economia.

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